lunedì 19 giugno 2017

I vini di Josko Gravner

La terra
Ancora adolescente Josko comincia a vinificare le uve dei vigneti piantati intorno a casa. L’utilizzo dell’acciaio prima, e della barrique poi, segnano una strada che attraversa buona parte degli anni ’80 e ’90, fino alla svolta e all’introduzione in cantina delle "anfore" provenienti dalla Georgia, da cui deriva il nome dei suoi vini.
Una viticoltura, quella di Josko, che con il passare del tempo si è spogliata di ogni tecnicismo, naturale fino all’intransigenza, figlia di un attento lavoro in vigna, dove da oltre vent’anni è bandito ogni prodotto di sintesi. Gli oltre trenta ettari vitati, di cui la maggior parte di proprietà, sono situati in varie località del comune di Oslavia, in provincia di Gorizia. A un’altitudine che varia tra i 150 e i 270 metri sul livello del mare, le viti godono di esposizioni ottimali e crescono su terreni tipicamente calcarei e marnosi. In vigna, si applicano un rigore e un metodo che riconducono alle più antiche credenze popolari del territorio e alle più remote tradizioni locali, con il tempo dimostratesi autentiche più di ogni altra cosa. In cantina, le lunghe macerazioni sulle bucce e le lunghissime maturazioni in legno, sono naturali conseguenze di un percorso volto alla valorizzazione non solo delle uve ma di tutto il territorio in sé. È così che nascono vini unici, "infiniti", capaci di andare oltre ogni definizione legata al biologico o al biodinamico. Realizzati tutti secondo la medesima filosofia produttiva che vede l’utilizzo di sole uve in perfette condizioni, raccolte a mano e subito lavorate; la fermentazione avviene a contatto con le bucce nelle famose anfore interrate, importate dalla Georgia, con lieviti indigeni e senza controllo della temperatura. Dopo la svinatura e la torchiatura i vini ritornano in anfora per almeno 5 mesi prima di iniziare la maturazione in grandi botti di rovere dove restano per 6 anni.



La cantina



Le anfore





I vini




























Alcuni vini dell'Azienda:

Bianco Breg, uvaggio di Chardonnay, Pinot Grigio, Riesling Italico e Sauvignon Blanc nel millesimo 2008. Il colore è ambrato, molto concentrato dovuto all’assenza di filtrazione; il naso si apre con un insieme di buccia d’arancia amara, fiori gialli appassiti, miele di castagno, zafferano e una nota vegetale piuttosto pungente. Il palato è materico, inaspettatamente tannico e corroborato da una dotazione alcolica importante (15%) con una sensazione pseudocalorica piuttosto evidente dopo la deglutizione. Questo vino, benché sia bianco, per concentrazione estrattiva e spessore tannico va servito alla stregua di un rosso tra i 16 e i 18°C. 

Bianco Breg 2006. Ricalca in parte i sentori del primo, cui si affiancano note salmastre e ossidative di ruggine che si rispecchiano nel palato in un contesto notevolmente strutturato.

Ribolla Anfora 2009. Quanto a struttura, rispetto al Breg, andiamo scendendo ma questo vino, oltre a note di mandorle tostate, ceralacca e tè matcha, restituisce in modo calligrafico l’aroma dell’uva Ribolla, ripagando in pieno gli sforzi di Josko che negli anni ha portato avanti diverse sperimentazioni per arrivare proprio a questo risultato. Ci approcciamo quindi alla Ribolla 2006 in cui si compie la sintesi tra la particolarissima e ricca impronta olfattiva e un corpo di notevole impatto.  Per accompagnare quest’ultimo vino un risotto con melone e burrata. Alla domanda se questo possa essere considerato un abbinamento corretto, Mateja (figlia di Josko)  risponde: “Ci sta abbastanza bene ma in fondo l'abbinamento non è importante se il vino è buono rimane buono qualunque cosa ci si abbini.



Azienda Agricola Gravner
Via Lenzuolo Bianco 9
30070 Oslavia (GO)
Tel. 0481 30882
www.gravner.it

giovedì 29 dicembre 2016

Barolista


La tradizione non è mai mummificata, sempre aperta al nuovo, ma legata alle radici con il passato.

Il Nebbiolo coniuga in sé le due anime del grande vitigno di Langa: quella austera e intransigente e quella comunicativa e suadente.
 
Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.
(Ernesto Guevara, meglio conosciuto come El Che)
 
Invecchiando io rivelo il mio carattere, non la mia morte. Bisognerebbe proibire la chirurgia cosmetica e considerare il lifting un crimine contro l’umanità, per il bene dell’umanità stessa.
(James Hillman, La forza del carattere)

 
BARTOLO MASCARELLO.
CAPPELLANO 1870.
 
I Patriarchi del Barolo tradizionale.
Il testamento del Barolo.
Il Barolo punto e basta.
Vino al Vino. D'Istinto.
 
Barolo di Bartolo Mascarello annata 2005. Millesimo fine, sottile. Annata piovosa e piuttosto fredda, ad undici anni dalla vendemmia ci regala un esemplare buonissimo, caldo, avvolgente e profondo, di anima e di nuvole.
 
Barolo Chinato di Cappellano. Sul finire dell'800 quando Giuseppe Cappellano, fratello di Giovanni (bisnonno di Augusto) farmacista di Serralunga d’Alba con bottega a Torino, mise a punto la ricetta originale del Barolo Chinato, proponendo come “lenimento medicamentoso e antimalarico” quello che presto sarebbe diventato uno dei classici dell’enologia italiana. Nato da ricetta mistica e dall'idea di associare i caratteri terapeutici del vino (alcol e tannini) con l'estratto di chinino già conosciuto nella tradizione farmaceutica europea del tempo. Il procedimento per la sua preparazione è noto – al Barolo già invecchiato si aggiungono estratto di china calissaia miscelata con altre erbe aromatiche, zucchero e alcool – mentre l’elenco delle spezie utilizzate per l’aromatizzazione resta segreto. Oggi è Augusto Cappellano che custodisce la preziosa ricetta tramandata segretamente di generazione in generazione ed avuta dal padre Teobaldo detto Baldo.
 
L'incontro tra vino e spezie garantisce un'armonia di profumi e gusto rendendo l'essenza  una delle più straordinarie sinergie del palato con una persistenza interminabile; un vino seducente come pochi altri, in grado di reggere un abbinamento quasi impossibile come quello con il cioccolato fondente. Il Bonet al cioccolato è la morte sua. Equilibrio dolce e amaro.

venerdì 9 settembre 2016

Malia emotiva nel Territorio dello Champagne


1) Cote des Bars:

Una banda colorita di vigneron impressionisti.
Piccoli produttori in aziende familiari che imprimono ai propri vini il loro carattere individuale,  forse rude e a volte graffiante, espressione del loro territorio montagnoso, della loro personalità e del loro stile individuale!

Sono champagne che escono dal cliché delle grandi Maison e che a volte si rivelano interessanti….a volte no. Più vini che champagne! 


2) Sezanne 

Alla ricerca di un proprio stile.
Quella terra di frontiera dove la champagne classica finisce e la champagne borgognona inizia.

Tra due realtà comunque importanti la Sezanne si difende cercando anche lei una sua identità, pur rimanendo un passo indietro sia dall’una che dall’altra!

E' Champagne, ma senza rilevanti emozioni, sfuma molto in fretta.

 
3) Vallee de la Marne
Il gesso comincia a sentirsi!
Qui il gusto comincia a prendere la direzione giusta e l’inconfondibile mineralità gessosa si  impone dando ai calici quella marcia in più che solo in questo territorio si trova!
Caratterizzato da un notevole bouquet, freschezza e mineralità importanti con proporzionata morbidezza.
Presenti vari vigneron, a volte interessanti ed altre meno. Primeggia Bollinger.

La potenza della Maison  qui è evidente! Complessità, equilibrio, potenza e soprattutto eleganza al di sopra della media! 
Fette di arancia mantecata sopra una fetta di fragrante pandoro contornato di crema e scaglie di nocciole dolci, su un piatto di gesso ghiacciato, seduto sugli scogli del mare della Normandia, in tempesta.



4) Cote des Blancs

Dalla raffinatezza, alla potenza alla raffinata complessità.
Qui si trovano champagne pregiati, caratterizzati da vivacità e carattere, dagli aromi leggeri e delicati, che trasmettono finezza ed eleganza.

I Grand Cru di questo territorio si sono distinti, giustificando il loro prestigio.
Tra tutti un millesimato del 1995 , Leon Launois Prestige, 100% Chardonnay.
Emoziona per il finissimo petillant e le fragranze di resine pregiate associate a frutti canditi.  La freschezza comunque onnipresente seppur moderata dal tempo. Uno champagne espressione di aromi terziari non comune.
Profumi di colorati dipinti ad olio, su tela, montati su  cornici di legno profumato.


5) Montagne de Remis

Eleganza raffinata, alla cima della piramide evolutiva.
Non mi stupisce che qui ci siano 9 dei 17 Grand Cru della Champagne!
Zona storica, giustamente considerata il cuore della Champagne.
L’eleganza, la freschezza, il composto petillant, l’inconfondibile mineralita’ e la grande complessità sono espressioni dell’esuberante territorio di provenienza.
Comtesse Marie de France 100% Pinot Noir, millesimato 1992. Lentamente il Petillant delicato e discreto, ormai solo di cornice e perfettamente integrato con la massa liquida, dona rara cremosità al sorso. 
Eleganti profumi e sapori si alternano in sinergia mentre lo sguardo rimane sedotto da un intenso colore oro, luminoso, ricco, elegante, quasi opulento.
Pasticceria da forno, di quella che ti si scioglie in bocca, arricchita da frutti tropicali mantecati in zucchero di canna, agrumi dolci. Profumi esotici di resine di sandalo e incenso; avvolgente e pieno, vellutato, senza nessuna stonatura.
La freschezza ancora ben presente, ma non invasiva, accompagna un lungo  ed esaltante finale. Il naso non si stanca di adorare tale ricchezza ed ogni sorso, di lunghissima persistenza gustativa, è  seguito da un ulteriore sorso di piacere.
Qui lo Champagne è diventato nettare!

 


 

venerdì 24 giugno 2016

Franciacorta Valentino Maiolini Riserva 2005

Sogno di un brindisi di inizio estate.
 
Durante la stagione dell’estate si è più inclini a prediligere vini bianchi fermi oppure a tuffarsi nell’attimo fuggente di eccellenti bollicine. È giusto bere ciò che ci fa più piacere e bisogna rallegrarsi un po’ dopo la lunga egemonia dei rossi. Per non tediarsi meglio scegliere vini briosi e di grande struttura che aiutino a spezzare la routine per arrivare grintosi alle tanto aspettate ferie o per superare tutti i momenti “no” per coloro che invece le ferie non le potranno fare.
 
Il Franciacorta Valentino Maiolini Riserva 2005 ha un’anima forte, un vino complesso che però ha un ragguardevole apporto di eleganza dovuto al 90% di Chardonnay (il resto Pinot Nero). Questa Riserva, principalmente nata per celebrare il fondatore Valentino Maiolini, fa non meno di 120 mesi sui lieviti ed è dedicata alle migliori annate.

Vino aristocratico che piace sia agli amanti delle cuvée sia ai puristi. Indossa un abito dorato e brillante con un perlage finemente presente nei numerosi volteggi nel bicchiere. L’olfatto è cangiante, viene fuori poco alla volta e questo piace agli “iniziati” che ne apprezzano il carattere austero e non avaro. Così esordisce con sensazioni di mela e alchechengi, di sidro e torroncino alle nocciole per poi espandersi nei profumi di pasticceria spinta e goduriosa come il babà al limoncello. Al centro non smette di esistere una sottile vena minerale di sale e di gesso. Il piglio gustativo è da cavallo di razza: struttura sapida e fresca, bilanciata da una morbidezza adeguata e da una cremosa effervescenza. Retrolfatto lunghissimo e coerente. Grande espressione dello stile aziendale giocato sempre sull’eleganza e al contempo su una ricchezza mai gridata, che non stanca, anzi che invoglia a ripetuti assaggi.
 
Una bella cantina dallo stile sempre raffinato di tutti i suoi vini, dovuto all’unicità del terreno in questo angolo di Franciacorta. Infatti, il segreto dei vini della maison sta nel “medolo” che non è un refuso ma è il termine locale che identifica il calcare bianchissimo stratificato nei millenni all’interno dei suoli di Ome; mineralità e sapidità derivano proprio da questo substrato. Questa Riserva viene tenuta sveglia dal medolo che preserva e valorizza una bella corrente fresca e salina anche dopo lunghe soste sui lieviti.
Dunque, per un appagamento interiore, per sentirsi gratificati, per aspettare l’estate o per riuscire a superarla, ecco un brindisi in controtendenza, con bollicine franciacortine dall’animo un po’ retrò, perché in qualsiasi momento dell’anno, lo Spumante italiano può essere una dimensione dello spirito e un fantastico stile di vita.

 
Majolini
Via A. Manzoni, 3
Località Valle Ome BS
 
 
 
 
 

sabato 14 maggio 2016

Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice 2010 delle Tenute Silvio Nardi


Nel 1950 Silvio Nardi rilevò la Tenuta di Casale del Bosco diventando il primo produttore straniero a Montalcino. Oggi la proprietà è costituita da 36 vigneti suddivisi in tre tenute situate a Casale del Bosco (cuore storico dell’azienda) a nord-ovest di Montalcino, a Manachiara e a Colombaiolo entrambe a est di Montalcino. A dirigere questa grande orchestra è oggi Emilia Nardi, bella e dolce signora che, con maestria e attenzione, ha voluto differenziare in ogni singola bottiglia, il terroir di appartenenza facendo parlare in ogni sorso, ogni singolo vigneto. Si distingue per fascino e bellezza il Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice 2010, nitido esempio di classicità per grazia aromatica e spazialità gusto-olfattiva. È composto da Sangiovese Grosso per il 70% e da Malvasia Nera per il 30%. Già dall’habillage della bottiglia trasparente da 500 ml che avvolge questo nettare, si denotano sapienza, talento e bellezza. La vendemmia è avvenuta manualmente con trasporto dell’uva in piccole ceste. Le uve sono poi state disposte su stuoie per l’appassimento fino al Marzo successivo alla vendemmia. Pigiatura delle stesse e fermentazione in caratelli di rovere da 120 lt secondo le tecniche tradizionali tramandate da generazioni. Affinamento per almeno 5 anni in caratelli.
 

Ambrato carico luminosissimo. Naso aristocratico e complesso giocato tra gli aromi di noce e sigaro toscano e quelli più dolci di caramella d’orzo e torroncino alle mandorle. Il sorso è caldo, avvolgente, denso con tanta armonia elargita da una morbidezza suadente e una freschezza vibrante perentoria che ne allunga la persistenza gustativa. L’abbinamento ideale non esiste. Si può bere da soli o in compagnia di chi si ha più a cuore, perché questi gioielli sono condivisibili solo con chi se lo merita.




 

Tenute Silvio Nardi
Casale del Bosco
53024 Montalcino, Siena
Tel. 0577 808269

lunedì 18 aprile 2016

Batàr 2011 Querciabella

L’azienda Agricola Querciabella pratica un’agricoltura organica da sempre, convertendosi al biologico dal 1988 mentre dal 2000 ha introdotto nei propri vigneti le pratiche della biodinamica, diventando il Chianti Classico un punto di riferimento per la tutela del territorio e dell’ambiente e per la difesa della biodiversità della natura e degli animali.

Il Batàr è uno dei più grandi vini bianchi italiani che nasce in terra di grandi rossi, ha l’appellazione Toscana IGT ed è composto da 50% di Chardonnay e 50% Pinot Bianco.
Nasce nel 1988 con il nome di Bâtard-Pinot ed era un blend di Pinot Bianco e Pinot Grigio, poi nel 1992 si tramutò in Bâtard (sempre con l'accento circonflesso e senza Pinot) perché nel blend fu inserito lo Chardonnay. Infine, nel 1995, il nome fu cambiato in Batàr per evitare confusione con il cugino della Borgogna. Batàr è vinificato appunto secondo lo stile borgognone con fermentazione in barrique, permanenza sui lieviti e con la pratica del batônnage. Le barrique sono principalmente di Tronçais, di Vosges e anche di Allier e sono 30% nuove e 70% di un anno. I vigneti dai quali si produce, si trovano a Ruffoli.
 
Il Batàr 2011 veste un colore oro zecchino. La mineralità pirica, di "cerino appena acceso" rimane il fulcro olfattivo iniziale su cui si adagiano gli altri aromi di cedro candito, mandorla amara, mela renetta, susina matura con piccoli innesti di zafferano ed erbe aromatiche. Profumi così complessi e multi sfaccettati che si vorrebbe dilatare di più il naso per inalarli meglio, per perdersi in essi o annullarsi. Bocca carismatica da grande vino rosso, calda, opulente. Poi c'è un incedere di morbidezza con pennellate burrose che collaborano con l'intreccio acido-sapido in sinergia perfetta. È "giovane" ma, se si chiudono gli occhi e si ascolta dentro di noi questo vino, si ha la netta percezione di bere un Montrachet d’antan; una vocazione questa, senza voler essere pretenziosa ma che rivela una potenzialità assoluta di durare nel tempo e di saper invecchiare magnificamente, come una bella donna dalle movenze fascinose che nel corso degli anni si tramutano in charme ancestrale. Raggiunge il diapason di sublimazione se abbinato a piatti con tartufo bianco.
 
Querciabella
Via di Barbiano, 17
50022 Greve in Chianti (FI)
Tel. 055 85927777
www.querciabella.com
info@querciabella.com

Paxxo 2012 di Stefano Accordini

Il  Paxxo deriva dall'assemblaggio di: Corvina Gentile per oltre il 50%,  Rondinella, Cabernet Sauvignon, che dona persistenza e intensità all’insieme, e infine una percentuale di Merlot che apporta morbidezza ed eleganza.

Le uve provengono dai vigneti storici di Bessole e Fornetto, impiantati da Stefano negli anni Settanta, e dai nuovi siti messi a dimora nel 2000 sulle colline di Fumane, nella zona Classica della Valpolicella.


Un anno in barrique e 6 mesi di affinamento in bottiglia completano il profilo organolettico di questo vino.  Il Paxxo 2012  è abbigliato di rubino nereggiante orlato di amaranto; una possente folata mentolata e tostata fa da apripista a un corredo aromatico all’insegna della dolcezza, con confettura di visciole, sciroppo di cassis, tabacco alla vaniglia, legno di cedro e violette appassite in primo piano; si mescolano quindi cioccolatino alla ciliegia, pepe bianco ed elementi minerali. Il sorso, sin dal primo approccio, è creativo, mostra una struttura a spalle larghe, materica e molto morbida al contempo; la dilagante alcolicità (14,5%) è permeata da tannini docili e sottili, da acidità calibrata e da sensazioni retro-olfattive di frutta rossa in composta. Si sofferma con ostinazione nel palato, oscillando tra una sapidità marcatamente minerale e ritorni speziati.



Stefano Accordini
Loc. Camparol, 10
Frazione Cavalo
37022 Fumane (VR)
Tel. 045 7760138
info@accordinistefano.com
www.accordinistefano.it